Archive for the ‘couchsurfing’ Category

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couchsurfing in honolulu

Friday, September 19

For your enjoyment, ecco le foto della casa dove sono stata ospite a Honolulu lo scorso weekend…

Lo so, lo so. Su Flickr altre foto!!

Il prossimo weekend, sarò nuovamente ospitata a Honolulu, ma da altre persone. Fico no? Dormire gratis? ^_^

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another day in paradise

Wednesday, September 17

Dunque, sono arrivata!

Sono offline, quindi il piano di tenere un diario di viaggio online è parzialmente fallito. In compenso, dopo lo shock iniziale, essere offline è un bene forse! Proprio ora che scrivo, c’è un gecko qui sul tavolo. Credo che stia cercando di dirmi qualcosa…

Sono qui da 5 giorni esatti, sono successe un sacco di cose e mi sembra di essere qui da un secolo. Mi dicono che nel nord Italia è già praticamente arrivato l’autunno. Probabilmente in questo momento (dato che sono circa le 8 di mattina di domani da quelle parti del mondo) starei ancora dormendo. Qui invece alle 6 del mattino sono già sveglia da un po’. Per uscire di casa a Pavia mi metterei qualcosa come pantaloni, maglietta, maglioncino, ballerine. Capelli lisci, magari un po’ di mascara. Per colazione, un bel niente… poi si fa in ufficio al bar, magari. Invece qui l’abbigliamento per uscire di casa è costume, gonna, canottiera, e le perenni infradito (così perenni che ho l’abbronzatura a forma di infradito… non sto scherzando). Avere i capelli lisci è un’utopia. Ho il phon ma non l’ho mai usato (proprio ora che scrivo, ho i capelli bagnati) e poi, con questo caldo, umido e vento, sono diventata praticamente riccia. Vai a capire! Ah, e per colazione, verso le 6.30 del mattino, il menu comprende papaya, banana, star fruit, frutto della passione, pane con burro d’arachidi. La frutta, faccio notare, mi cade davanti alla porta di casa, e ce n’è così tanta che è impossibile mangiarla tutta! Le papaye sono veramente deliziose… altro che Esselunga!!

Detto questo, non è stato così facile all’inizio. A parte le 24 ore di viaggio e una valigia che ha perso l’aereo a Londra (per fortuna quella semivuota), arrivare qui e sistemarmi è stato piuttosto traumatico. Innanzitutto, il famoso “cottage” si è rivelato, come sospettavo, una baracca di lamiera. Il letto è un materasso gonfiabile a una piazza e mezza. Le tende sono dei parei con fantasie hawaiiane e per fortuna ci sono zanzariere alle finestre. Il cesso, come preannunciato, è una “composting toilet” molto rudimentale, all’aperto in una specie di tenda da campeggio. La doccia pure è all’aperto, in mezzo alle piante tropicali, e la cucina è sempre all’aperto, sotto una tettoia. C’è tutto, anche un mini frigo… il fatto è che arrivando qui dalla civiltà non ero veramente preparata a tutto questo. Confesso che all’inizio ho seriamente pensato di mandare affanculo tutti e scappare in un posto più civilizzato. Però… continuate a leggere per il lieto fine… :-)

Sono arrivata venerdì 12 sera all’aeroporto di Honolulu, dove è venuto a prendermi il mio ospite qui alla fattoria, il simpatico (per quanto bizzarro, fricchettone, etc) Bill. La mattina seguente siamo andati alla fattoria verso le 7 a raccogliere le verdure e poi tutta la mattina al farmers’ marker di Pupukea… piccolo, carino. Caldo. Sole a picco. Gente strana… vecchietti cinesi che ricordano il vecchio saggio di Karate Kid, rastoni, un po’ di tutto. Il vecchietto cinese con la barba e i baffi bianchi lunghi mi ha offerto dei frutti strani, delle specie di lichi che si chiamano “dragon eyes” e una merendina di riso e banana (mochi di riso ripieno di ice-cream banana cotto a vapore avvolto in una foglia di banano). Cose strane. Insomma, finito il mercato ossia verso l’1 siamo andati a fare cose nella cittadina principale della zona, Haleiwa, per poi tornare a casa dopo le 2. Mi sono messa a cucinare qualcosa… e ho passato il pomeriggio a dormire e a pensare a quanto facesse tutto cagare. Scarafaggi mostruosi (i maledetti cockroaches americani) che sgattaiolano nei cassetti e formichine ovunque in cucina. Umidità nell’aria, percezione di avere delle condizioni igieniche precarie. Ansia. Fastidio.

Domenica mattina, nonostante la valigia non fosse ancora arrivata, ho deciso di andare lo stesso a Honolulu. Mi sono fatta coraggio, ho fatto la doccia all’aperto, mi sono fatta accompagnare in fondo alla strada giù dalla collina alla fermata dell’autobus, con in tasca il recapito del tizio trovato su couchsurfing.com che ha gentilmente acconsentito ad ospitarmi. Arriva il bus (The Bus, confidenzialmente detto “Da Bus”), salgo. Tariffa fissa, 2 dollari. Peccato che l’autista a bordo non dà resto, e io ho solo banconote da 20! Quindi mi tocca scendere. Il prossimo autobus è tra 40 minuti :-( Approfitto per andare al supermercato (l’unico della zona… provvidenzialmente di fronte alla fermata), comprare due cazzate e farmi cambiare i soldi. Al successivo autobus, sono preparata! Ci mette 2 ore ad arrivare a Honolulu (in macchina: 1 ora scarsa).

Honolulu è una figata! Una città! Cemento! Gente! Traffico! Mi sembra di essere in paradiso. Arrivo a casa del mio ospite ed è bellissima: abita in un palazzone di lusso in centro (45 piani), l’appartamento è dotato di ogni comfort: frigo a doppia anta con dispenser per ghiaccio e acqua (chi mi conosce sa che è uno dei miei sogni erotici nascosti…), aria condizionata, ampie finestre con vista sulla baia, wi-fi, 2 bagni come dio comanda. In questo palazzo c’è anche la piscina! Non solo, c’è anche una hot tub, ossia una piscinetta idromassaggio con acqua calda! Una figata. Insomma, esploro Honolulu. Per riprendermi dallo shock della fattoria, della giungla e della natura estrema, decido di visitare il centro commerciale più grande delle Hawaii, l’Ala Moana Center. Una cosa enorme, gigantesca, spropositata. Mi ubriaco di negozi, dalle trappole per turisti ai cosmetici ai quilt hawaiiani. Faccio spese al negozio della Roxy, e non contenta, mi rifornisco di Roxy anche da Macy’s. Prevedibilmente, mi cacciano fuori all’orario di chiusura… Contenta come una pasqua, torno a casa a piedi e mi faccio un bagno in piscina sotto le stelle. Wow!!

La mattina dopo, vado a Waikiki, una specie di Riccione tropicale. Non contenta dello shopping del giorno prima, provo tutto nei vari negozi di skate/surf, e compro una giacca invernale da Element. Chiedo al commesso, “ma fa mai così freddo qui da mettere un giubbotto del genere?” Lui ci pensa e risponde, “hmm, forse di notte in collina…” In pratica, no. Le vendono solo ai turisti giapponesi e a me, apparentemente. Tornando verso casa, cammino per circa un’ora e mezza, sui marciapiedi roventi, sotto il sole cocente. In due giorni scarsi a piedi a Honolulu sono riuscita a ustionarmi le spalle. Io che non mi scotto mai!! Qui il sole picchia parecchio. Lungo la strada, spinta dai morsi della fame, trovo provvidenzialmente un negozio di cibi naturali… beh, in pratica non è solo un “health food store”, è una specie di Mecca. Ha tutto, giuro. Ogni prodotto possibile e immaginabile. Ed è totalmente vegetariano. Ha un salad bar/buffet al 90% vegan, tutto delizioso e invitante. Mangio tofu teriyaki, riso integrale con riso selvatico, tofu korma (il mio sughetto indiano preferito, cremoso con cocco) e spinaci con dio-solo-sa-che e latte di cocco. Vorrei piangere tanto che è buono! Mi comprerei tutto il negozio (che si chiama Down To Earth) e teletrasportarlo in blocco a Pavia… non sarebbe troppo fico?? Poi, tornata a casa del mio ospite, mi regalo un’ultimo bagno in piscina. Mi sento pronta per tornare alla fattoria, e sono determinata a farcela per altre 2 settimane. La terza, ho già deciso di andarmene in ostello e fare anche io la turista. E vaffanculo!!

Arrivo con l’autobus (linea 52) a Pupukea lunedì sera, sono le 6.30 circa e sono carica come un mulo tra zaino, borsetta e shopping. So che dovrei fare l’autostop per percorrere i 2-3km in salita che mi separano da casa, ma non sono molto convinta… Un tizio locale (in bermuda, infradito e torso nudo con panza da birra) mi fa capire che sono una pazza quando capisce che mi sto incamminando a piedi. “Stai qui, vedrai che lo troviamo un passaggio!”. Tempo 1 minuto abbiamo il passaggio. Hurra!

La mia baracca non mi sembra così male. E’ immersa in una mini giungla di piante tropicali, e mi sembra carino che gli avocado mi cadano davanti alla porta o che i frutti della passione colpiscano il tetto della casupola cadendo dal ramo. Mi sembra tutto molto carino e rilassante, e non sono così disperata dalla mancanza di internet… dopotutto, ho in programma una settimana di reinserimento nella civiltà a fine vacanza!

Martedì mattina, cioè ieri, si torna al lavoro in fattoria. Jeans, maglietta a maniche lunghe, zoccoli di gomma Birkenstock e guanti da giardinaggio… Fa caldo ma mi sono abituata, poi fa meno umido, mi hanno spiegato che i venti sono cambiati, sono tornati normali e freschi, mentre qualche giorno prima quasi non c’era vento e il caldo si pativa molto di più. Mi hanno detto anche i nomi dei venti ma chi se li ricorda?? La mattinata di lavoro va dalle 7 alle 11.30 circa, poi si torna a casa per il pranzo e si fa un’altra oretta dalle 4 alle 6 circa.

Dopo pranzo, ho scroccato un passaggio fino al Waimea Bay Beach Park, una spiaggia attrezzata con parcheggio, docce, bagni e bagnini, ma per il resto semideserta e splendida, senza ombrelloni o cazzate. Avete presente che si raccomanda di non prendere il sole dalle 12 alle 16… Beh, cari miei, quelle sono le ore che ho a disposizione! Per l’occasione, e considerando il principio di ustione che mi sono presa a Honolulu, ho comprato una crema solare con protezione 30. Per me che al massimo ho usato la protezione 4, è stato un mezzo trauma. Io, il mio telo da spiaggia, la mia crema Hawaiian Tropic e Twilight di Stephenie Meyer, una distesa di sabbia grossa, composta da miliardi di micro frammenti di conchiglia, e l’oceano pacifico. L’oceano!

Non è ancora stagione di onde (che su questo versante dell’isola arrivano anche a 40 piedi di altezza, ossia più di 10 metri), ma vi assicuro che c’è un risucchio spaventoso. Ho rischiato di annegare. No, scherzo… però wow! Non è il Mar Mediterraneo. Non ci assomiglia proprio per nulla. Non è come nessun mare dove sono mai stata, ma è bellissimo. Ha un colore turchese intenso, sembra dipinto. L’acqua poi è calda, e diventa subito fonda, non come in Sardegna per esempio. E poi ci sono le tartarughe marine e gli squali. Non sto scherzando. Il mio vicino di casa mi ha raccontato che ieri a Three Tables (una spiaggia qui vicino) è stato avvistato uno squalo tigre che si è mangiato una tartaruga marina a circa 50 iarde da riva. Sono meno di 50 metri. E’ vicinissimo! Non c’è la barriera corallina a tener fuori gli squali… no, no.

Al ritorno dalla spiaggia ho deciso di farmi la salita a piedi, per vedere quanto ci vuole. Beh, ci vuole mezz’ora giusta giusta, e si arriva su disidratati e indolenziti! Da non ripetere… anche perché poi sono tornata subito al lavoro in fattoria. Alla sera, neanche a dirlo, ho dormito come un sasso!

Mi piace fare la doccia fuori, adesso. E’ molto bello, in mezzo alle piante, c’è anche un’orchidea che si arrampica lì vicino. Ogni tanto qualche gecko viene a prendere il fresco. Anche cucinare non mi dispiace… ho solo preso l’accorgimento di rilavare ogni cosa prima di usarla e di chiudere il cibo che non va in frigo in un sacchetto e portarmelo in casa. Mi fanno schifo gli scarafaggi, e credo che questo fatto non cambierà mai. Per il resto, apprezzo molto i frutti tropicali che mangio tutti i giorni!

Stamattina, ancora in fattoria. Bill è dovuto andare via per un altro impegno, ed è venuto per un po’ a lavorare come volontario il suo amico Mike, che fa una rivista qui della zona che si chiama Free Surf Magazine, oltre a un programma TV sui surfisti. Fico. Peccato che ha lavorato sì e no mezz’ora… e poi se l’è squagliata. Invece io mi sono appassionata alla fattoria. Stamattina, per esempio, ho piantato il taro. Che cos’è il taro? E’ un tubero diffusissimo nelle isole del Pacifico… insieme alla patata dolce e all’albero del pane, che in hawaiiano si chiama ulu. Poi ho continuato a togliere le erbacce, attività che mi ricorda molto quand’ero piccola ed aiutavo mia zia in Friuli a togliere le erbacce dal giardino o dall’orto. Solo che qui le erbacce sono tantissime e robustissime! Oggi è come se avessi disboscato un pezzo di foresta amazzonica. Una fatica boia per pochi metri quadrati! Ma che soddisfazione, oggettivamente. La terra qui è rossa e argillosa, un po’ come in puglia. Ti si attacca alle suole come das, e se cammini in mezzo alle erbacce strappate ti si incolla tutto alla suola e sembra che vai in giro con delle pattine di piante… buffo :-) Mi sono affezionata alle verdurine che devo liberare dalle erbacce. A parte i vari tipi di lattuga e la rucola, ci sono un mix di verdure asiatiche, quelle per intenderci che si trovano tra gli ingredienti dei libri di cucina macrobiotica che ho lasciato in custodia a V. e che mi sono sempre chiesta che cacchio fossero. Tatsoi, osaka purple, … E poi, c’è l’amaranto! Indovinate un po’ di che colore sono le foglie? Beh, oltre a queste cose un po’ strane, ogni tanto trovo delle chicche… qui esotiche, ma per me estremamente familiari. Qualche piantina di basilico, una piantina di prezzemolo, un piccolo arbusto di rosmarino. Delle piccole piantine di menta. Sarò sentimentale, ma annusare il basilico o il rosmarino mi fa sentire un po’ nostalgia di casa…

Anche oggi pomeriggio sono andata al Waimea Bay Beach Park. Bellissimo, proprio come ieri. E poi, sorpresa! Ci si abbronza anche con la protezione 30, che è assolutamente fondamentale… in una sola mattinata nei campi in cui non mi sono spalmata la crema ovunque (solo in faccia), mi sono ustionata la striscia di braccio tra la maglietta a maniche lunghe e i guanti da giardinaggio e la striscia di schiena che rimane esposta al sole quando sono piegata a strappare erbacce… Ma ora ho imparato la lezione! :-)

Con qualche piccolo accorgimento, sto veramente benissimo adesso. E poi, la North Shore of Oahu è bellissima. Questo pomeriggio abbiamo solo attaccato il sistema di irrigazione e poi Bill mi ha portata in macchina a fare un tour della costa… siamo passati davanti a varie spiagge famose (tra cui Shark’s Cove che è proprio qui davanti e la famosa Sunset Beach, dove c’erano un pugno di surfisti che approfittavano delle baby onde che ci sono in questi giorni) e siamo arrivati fino alla Turtle Bay Resort, un complesso moderno con tanto di campo da golf, campi da tennis, hotel di lusso (in cui hanno girato Forgetting Sarah Marshall) e turisti pallidi… abbiamo anche fatto un giro nel backstage, lui vende qui la sua rucola, insalata e mix di verdure asiatiche e compaiono anche nel menu del ristorante! Fico.

Insomma, qui è veramente bellissimo. E’ molto diverso da casa, decisamente parecchio. Ci ho messo un po’ ad ambientarmi… cioè, un po’ più del tempo zero che di solito mi ci vuole per ambientarmi ovunque. Però ora veramente mi sono innamorata di questo posto. E’ fantastico! Non si può descrivere in uno stupido blog, anche se mi rendo conto di aver scritto parecchio. Ma parecchio non è abbastanza, non inizia nemmeno a descrivere come è realmente questo posto.

Beh, ora salvo. Sono le 8 e mezza e vorrei anche mangiare qualcosa prima di andare a dormire! Stasera pensavo di farmi dei rotolini con le alghe nori che ho preso, ripieni di riso integrale e avocado, perché appunto ho 5 avocado che non dureranno ancora per molto. Domattina, ancora papaya e pane multicereale, burro d’arachidi e fettine di bananina, perché anche quelle non durano. Yum! Domani, ancora spiaggia. Magari proverò a spostarmi verso est invece che verso ovest, vediamo un po’.

Il prossimo weekend sono indecisa se andare a Kauai, dove c’è una ragazza di couchsurfing.com che mi ospiterebbe, oppure a Big Island, per cercare di farmi un tour organizzato e salire in cima al Mauna Kea, vedere l’osservatorio astronomico e mettermi il giubbotto di lana che ho comprato. Vedrò…

Seguiranno aggiornamenti, e se riesco anche le foto su Flickr! Non rileggo nemmeno, quindi perdonate gli errori, le ripetizioni, etc etc etc.

Aloha nui loa!

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