Da ieri mi sono parcheggiata al Seaside Hawaiian Hostel a Waikiki, e rimarrò qui fino alla fine della vacanza salvo domani e dopodomani che vado a Hilo, sull’isola di Hawaii. Questo ostello carinissimo non è nemmeno segnalato sulla guida della Lonely Planet… questo mi fa seriamente dubitare della bontà di tale guida, dato che 2 ostelli indicati come “carini” e ”dotati di internet e tutti i confort” in realtà erano tremendi e privi di internet e di confort. Beh, se mai verrete a Waikiki vi consiglio caldamente il Seaside, è pulito, ha un cortile carinissimo con tavoli e prese elettriche e tettoie, wi-fi gratis, colazione inclusa, cucina ordinata e pulita, lenzuola, asciugamani e asciugamani da spiaggia gratis, attrezzature da scuba (maschere, scarpine, etc) in dotazione, stuoini, dvd, servizio lavanderia economico, insomma, un sacco di figate. E’ anche a uno sputo dall’Ala Wai Canal, un canale parallelo alla spiaggia (a circa 500 metri di distanza), lungo circa 2-3km, costeggiato da un lato da grattacieli, palazzi e le colline, e dall’altro lato da palme, panchine e una passeggiata che è una percorso di jogging molto frequentato. Ieri sera, decisa a usare almeno una volta le cose da corsa che mi sono portata, sono uscita con il mio iPod e BUM! dopo 2 settimane abbondanti di fermo mi sono messa a correre con la mia fedele playlist. E wow!! Ho pensato (fortunatamente i pensieri non arrancano come il fiato), benedetto il giorno che mi sono messa a correre. Correre al buio lungo il canale è stato bellissimo, con i riflessi multicolori dei lampioni sull’acqua, le sagome delle palme, le colline punteggiate di luci e i grattacieli in lontananza, l’odore di alga dell’oceano. Bellissimo, semplicemente… faticoso, caldo, afoso, ma stupendo. Quasi finto! Come nei film.
Ieri sono finalmente andata al Bishop Museum, un museo tutto dedicato alla storia e alla cultura delle Hawaii e degli altri popoli polinesiani e in generale delle isole del Pacifico. Bellissimo! C’è anche un piccolo planetario, dove ho assistito a due spettacoli. Il primo era il classico “il cielo notturno”, con qualche spiegazione su che cosa si vede da queste latitudini in questo periodo, e il secondo era una spiegazione dei metodi di navigazione degli antichi abitanti delle isole del Pacifico, che a bordo delle loro canoe se ne andavano a zonzo tra le varie isole, lontanissime tra loro, durante mesi di navigazione, orientandosi probabilmente solo con le stelle, e portando in tutte queste isole la stessa lingua, le stesse piante (albero del pane, patata dolce, …) e tutto il loro bagaglio di cultura e conoscenza. Non so voi, ma io sono tremendamente affascinata dagli oceani, dalle stelle, e dai planetari! Sono vagamente fissata con alcune isole del Pacifico, tra cui le isole Cook, e vedere dei manufatti e dei pezzi di storia provenienti da Rarotonga oltre che dalle numerose altre isole sparse in quello spazio immenso che c’è tra l’Asia, l’Australia e le Americhe, mi ha fatto venire il classico groppo in gola (cosa che qui mi capita anche fin troppo di frequente). Beh, il tizio del planetario ci ha anche raccontato l’avventura di quei pazzoidi che negli anni ’70 hanno costruito una canoa (l’Hokulea, che poi è il nome hawaiiano della stella Arturo, che qui alle Hawaii percorre tutto il cielo notturno passando per lo zenit) e sono andati dalle Hawaii a Tahiti utilizzando solo le stelle come metodo di navigazione. E ci sono arrivati. Tahiti è disposta in maniera speculare alle Hawaii rispetto all’equatore, ossia nell’emisfero meridionale, mentre le Hawaii sono in quello settentrionale. Vedere la stella polare che si abbassa sempre di più fino a sparire, e la croce del sud che si alza sopra l’orizzonte… una cosa da mettere i brividi. O forse sono solo io un po’ troppo romantica :-) A quanto pare, nella seconda spedizione organizzata per questa canoa c’era a bordo anche tale Eddie Aikau, noto surfista prima e bagnino poi, che per andare a cercare aiuto dopo che la canoa ebbe scuffiato uscendo da Molokai (fino all’isola di Lanai, a bordo della sua tavola da surf) non è mai tornato, quindi è presumibilmente annegato. Ora, questo Eddie è un eroe nazionale. Gli dedicano delle competizioni di surf in inverno (quando è stagione di onde) e la Quiksilver fa delle magliette dedicate a lui, tra cui quella famosa con la scritta “Eddie would go“. Che ovviamenete sono esaurite finché non le ristampano quest’inverno. Cacchio!
Tornando a Waikiki dal Bishop Museum, sono scesa dalle parti di Ward Street, e mi sono fatta una mini orgia di shopping (qui è fin troppo facile), per poi tornare (carica come un mulo) a piedi fino a Waikiki, lungo l’Ala Moana Boulevard, costeggiando il porticciolo, ipnotizzata dai colori del tramonto, per poi finire sommersa da fiumi in piena di turisti giapponesi appena entrata in zona Waikiki. Tempo di percorrenza: quasi un’ora!
Oggi, non paga di tutto ciò, ho vagato per le stradone e stradine di Waikiki, ritrovandomi a volte così immersa nel flusso di giapponesi da chiedermi se non fossi in realtà in Giappone. In effetti, Honolulu sembra più Hong Kong (anche se non ci sono mai stata), è pieno zeppo di asiatici di tutti i tipi, si mangia cibo asiatico di tutti i tipi ovunque, dal pho vietnamita ai dim-sum a delle cose sconosciute e impronunciabili agli onnipresenti snack giapponesi che si trovano in ogni negozio. In due giorni l’unico cibo che ho mangiato che non fosse roba gratis all’ostello è stato cibo giapponese. Rotolo di riso e alga nori, con ripieno di tonno crudo piccante all’hawaiiana (“spicy ahi”). Triangolo di riso avvolto da alga nori con ripieno di alga kombu stufata, oppure ripieno di sgombro cotto, oppure ripieno di umeboshi (prugna salata). Mochi di riso con ripieno di marmellata di azuki (fagioli rossi giapponesi). Ieri sull’autobus mochi di riso aromatizzato con lilikoi (frutto della passione) e cocco. Tè verde giapponese senza zucchero, ghiacciato, in lattina. Alghe nori tostate e salate in confezione monodose. Pesce secco di gusto vagamente caramellato. Hey, se c’è un posto che assomiglia molto al paradiso terrestre, forse è questo!! Tra l’altro, è come essere in Giappone, senza però essere in Giappone (qualunque cosa voglia dire…).
Mentre i turisti giapponesi pieni di soldi (che alloggiano in hotel a 4 stelle e vanno al supermercato in limousine) incrociavano il mio cammino in centro a Waikiki sfoggiando sfrontatamente prevedibili sacchetti di Prada, Vuitton, Juicy Couture, Godiva e quant’altro, io ho battuto a tappeto tutti i negozi di surf che ho trovato (dopo aver esplorato tutti quelli di Haleiwa e dintorni e quelli all’Ala Moana e Ward Center). Resistere è inutile… inutile. Del tutto inutile. Non vi dico nemmeno che cos’ho comprato, vah! Dopodiché, sono andata all’Apple Store (Veronica… spoiler!!) e ho comprato un kit Nike+iPod che in sostanza è un affarino che si mette nella scarpa da jogging e che comunica via wireless con un affare che si attacca all’iPod Nano e in pratica calcola la lunghezza della falcata, la distanza percorsa, la velocità, sceglie addirittura la playlist più adatta (volendo) e credo che anche parli, dicendo tipo quanto manca, che hai già percorso 1km o robe del genere. Ne ho comprati due! Poi sono uscita senza guardarmi troppo attorno per evitare di fare troppi danni.
Tra poco credo che mi incamminerò lungo l’Ala Wai Canal fino ad arrivare dalle parti di Ala Moana, per visitare uno studio di tattoo che mi ispira parecchio. Mia sorella ha anche ventilato l’ipotesi che ci si faccia un tatuaggio uguale… Vi dirò. Poi, devo ritirare una valigia e due orchidee da un tizio che conosco da cui dovevo andare a dormire giovedì e venerdì, ma da cui non andrò, per rintanarmi ancora in questo simpatico ostello, con free wi-fi, free breakfast, free towels e tutto il resto. Per la modica cifra di 26$ a notte, incluse tasse.
Ho sonno e sono tutta un po’ dolorante, per aver camminato chilometri e ore ieri, con valigie appresso o borsoni di shopping (mai a mani vuote…), e per aver dormito poco, abituata come sono a svegliarmi alle 6 (maledizione!!).
Domattina vado a Big Island! Passerò un giorno abbondante a Hilo e poi, incrociando le dita, circa 7-8 ore di tour per raggiungere l’osservatorio astronomico sulla cima del Mauna Kea. Fortunatamente ho comprato una giacca invernale 2 settimane fa a Waikiki, da Element (inutile resistere…) e se non bastasse una felpa double-face, sempre da Element, quindi non avrò freddo :-) Ho anche una selezione di jeans, per esempio un paio della Guess a vita bassa e un’altro paio di una marca americana… scontati da 119$ a 19$ (come si fa a non comprarli?? Inutile resistere, appunto.)
Vabbe’, cerco di vincere la stanchezza e avviarmi! To tattoo or not to tattoo? Mangerò altre alghe prima che faccia buio? Continua alla prossima puntata…





